Hommage à Michelangelo Antonioni

Actu on 18 Jul , 2015

La mediateca di Parigi ha presentato una bella ed esaustiva  mostra dedicata a Michelangelo Antonioni.

Entrando nella sala ci si sente subito immersi dai suoni e dalle immagini dei suoi film. Si inizia con il bianco e nero e il volto sensuale di Lucia Bosè. Con lei Antonioni aveva condiviso il debutto cinematografico, protagonista di Cronaca  di un amore (1950) e di La signora senza camelie (1953). I dialoghi e i corpi di questi primi film ci invitano a  ricordare cosa fosse la borghesia italiana di quegli anni. Lontana dai giorni nostri e rarefatta, contornata da pellicce, bicchieri con superalcolici e telefoni bianchi. Al centro della sala della  mediateca, il visitatore può anche godere della lettura delle lettere private indirizzate al maestro. La Bosè, Pavese e tanti altri testimoniano l’importanza che Antonioni già aveva nella cultura italiana.

Ma è la locandina triplicata di Monica Vitti che ci ricorda l’inizio del successo del regista. Fanno sorridere i commenti ironici di molti critici francesi (la mostra non dimentica i tanti articoli che la stampa d’oltralpe ha scritto su Antonioni). Il visitatore non può non contemplare il viso imperfetto ed espressivo della grande Vitti. Con lei il regista ha girato La notte (1960), L’avventura (1960), L’eclisse (1962) e infine il capolavoro Il deserto rosso (1964). Con quest’ ultimo film Antonioni approda al colore. Un colore intenso, sfarzoso, esagerato che trasmette a livello di immagini l’alienazione e l’inizio del boom economico in Italia. Antonioni continua a raccontarci in quegli anni la classe medio alta che si sta frantumando, che non sa più dove andare. Celebre la battuta della depressa protagonista di Deserto rosso: « Mi fanno male i capelli « . La mostra ci permette di ricordare la bravura drammatica della Vitti che subito dopo lascerà i film drammatici di Antonioni, preferendo destreggiarsi nelle meravigliose commedie all’italiana. Interessante il video che riporta i provini della allora giovane attrice.

A prendere il posto della Vitti sarà l’ amore per l’ estetica e la ricerca spasmodica di risposte sull’uomo e la sua rappresentazione. Giganteggia la locandina del memorabile Blow up (1966), la storia di un fotografo ossessionato dal suo lavoro e dalla necessità di impressionare sulla pellicola tutto quello che vede. Belle e importanti le sequenze scelte dai curatori della mostra. Inoltre si è incuriositi da una teca dove si trova una telecamera e, accanto, le spiegazioni di Antonioni sull’ uso della tecnica dell’ingrandimento.

Infine sono i Pink Floyd e le immagini di Zabrinski Point (1970) a portarci alla conclusione della mostra. Le foto di scena del film si mischiano con quelle dell’ultimo capolavoro del regista, Professione reporter (1975). Fondamentale soffermarsi su un video nel quale Antonioni spiega come ha girato l’ultima famosa sequenza del film. In fondo alla sala si resta incantati dagli innumerevoli ingrandimenti di disegni astratti del regista.

Purtroppo il resto della produzione non è paragonabile alle opere precedenti. E in fondo anche la mostra lo sottintende non dando molto rilievo ai film successivi.

Grazie Parigi per questo bell’omaggio a un regista creatore italiano, da non dimenticare e da riscoprire come un grande classico del cinema contemporaneo.

Sonia Arlacchi