Un après-midi au cinéma

Actu on 11 Mar , 2016

 

Demain après-mi à 16h30 à l’Espace Keller projection et débat du film « Mio Fratello è figlio unico ».

Voilà la fiche du film en italien qu’on donnera pendant l’introduction au film.

locandina_mio fratello

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda di « Mio fratello è figlio unico » di Daniele Lucchetti

 

Anno 2007

David di Donatello come migliore film, migliore regista e migliore attore non protagonista (Riccardo Scamarcio)

 

Il regista

Daniele Lucchetti ha debuttato nel mondo del cinema collaborando con Nanni Moretti, prima in « Bianca » come assistente e poi in « La messa è finita » come aiuto regista. Sarà la casa di produzione di Moretti, la Sacher Film, a produrre il suo primo film nel 1988 « Domani accadrà ». Ma a dare notorietà a Lucchetti sarà il suo bellissimo secondo film « Il portaborse » (con Moretti nel ruolo di attore) che, nel 1991, ci racconta i fenomeni di corruzione che poi porteranno alle inchieste di « Mani pulite ». Un film quindi impegnato ma senza averne l’aria. Lucchetti ha la capacità di affrontare dei temi difficili ma sempre con una certa leggerezza, senza la presunzione di alcuni grandi registi. C’è sempre una vena malinconica che gli permette di sfiorare la realtà difficile che racconta, come se ogni volta non volesse prendersi troppo sul serio.

Nel 1992 cura la regia teatrale dello spettacolo « Sottobanco », tratto dai racconti di un professore liceale. Da questo progetto nascerà un altro bel film, « La scuola », del 1995: una commedia realistica sulla scuola italiana. Gli interpreti principali sono Silvio Orlando, Fabrizio Bentivoglio e Anna Galiena.

Nel 2007 gira « Mio fratello è figlio unico » scoprendo le grandi doti attoriali di un giovane Elio Germano. Infatti nel 2010, con il suo film successivo « La nostra vita », fa vincere a Germano a Cannes il premio come miglior attore. Forse questo è il film più drammatico di Lucchetti, nel quale il protagonista riesce emotivamente a trasmettere il dolore e la difficoltà del vivere in una periferia romana.

 

Mio fratello è figlio unico

Il film, tratto da « Il Fasciocomunista » di Antonio Pennacchi, racconta le vicissitudini di due fratelli apparentemente molto differenti, a partire dalle convinzioni politiche. Siamo nella provincia laziale degli anni Sessanta, dove tutto sembra vergine e da sperimentare. Durante tutta la storia vedremo questi due ragazzi (Germano e Scamarcio) esprimere i loro disagi rincorrendosi, picchiandosi e urlando tutta la loro vitalità. Sono alla ricerca di un ideale che spieghi tutto e che li aiuti a dimenticare la loro infelicità. Questa voglia di vivere la ritroviamo ben espressa nella sceneggiatura del film, non a caso scritta dal regista insieme a Stefano Rulli e a Sandro Petraglia (sceneggiatori di « La meglio gioventù »).

Gli attori sono memorabili grazie alla loro naturalezza, lontana dai vezzi degli attori di lunga data. In particolare spicca il giovane Accio (Vittorio Emanuele Propizio) interpretato da un non professionista. Ma anche Angela Finocchiaro, una madre sofferente e misteriosa, Luca Zingaretti, un fascista lontano dalle caricature solite. Dietro gli attori, però, si nasconde lo stile particolare della regia, che preferisce i primi piani, come a volere cogliere ogni sfumatura delle emozioni provate.

Lucchetti c’è anche se non si vede. Rinuncia al film in costume sugli anni Sessanta, per inseguire i suoi personaggi come se fossero dei ragazzi di oggi, pieni di contraddizioni e senza paura. In fondo « Mio fratello è figlio unico », raccontandoci un’Italia che non c’è più, ci stimola a riscoprire quei sentimenti di intraprendenza e di vitalità di cui abbiamo ancora bisogno.

 

Sonia Arlacchi